"VISIONI InQUIETE - Frammenti di un ordinario astrale" 


Una mostra fotografica di Sonia Colavita.

// 10 Marzo -  10 Aprile 2018 //


LA MOSTRA

I progetti presentati all’interno di questa personale fotografica sono cinque, realizzati nell’arco di tre anni dall'artista emergente Sonia Colavita.

"Distortions"
"Equivalents"
"Le Flâneur"
"AbbandonArte"
"Perturbante"

 

 

 

 

 

 

 

SONIA COLAVITA


Nasce a Roma nel settembre del 1993. Si laurea in “Arti e Scienze dello Spettacolo” presso l’Università La Sapienza di Roma, dove tutt’ora frequenta la specialistica in “Cinema, Teatro, Danza e Arti Digitali”. Riconoscendo nell'apparecchio fotografico lo strumento a lei congeniale per esprimere il Sé e l'Altro da Sé, si avvicina alla fotografia inizialmente come autodidatta. Nel 2016 vince una borsa di studio presso la Scuola Superiore di Fotografia Exusphoto a Roma, canalizzando così la sua vocazione a livello professionale. I suoi progetti si lasciano ispirare da autori come Edgar Allan Poe, Albert Camus, Charles Baudelaire e Fernando Pessoa, dai quali cerca di tradurre in immagini le loro parole. Studia con ammirazione i lavori di Francesca Woodman, André Kertész e Mario Giacomelli. I soggetti delle sue fotografie sono ampi e concettuali: attraversa luoghi grotteschi ed abbandonati per esprimerne il potenziale immaginifico, percorre strade e stazioni per reinterpretare la condizione del viandante contemporaneo, si concentra sull’inanimato per scavalcare la soglia del reale. Queste ricerche si fondano sui sentimenti di decadenza, turbamento, Sehnsucht e saudade, stati d’animo tormentati che descrivono la limpida brutalità dell’esistenza. 

"I progetti si ispirano al sentire surrealista: prescindere dalla realtà tangibile fatta di significanti a cui ricondurre un significato descrittivo, per volgere, invece, al puro concetto inconscio a cui essi rimandano. Questo nuovo punto di approdo è l’ordinario astrale, un ossimoro che sposa la concretezza effettiva dei luoghi alla trascendenza della figura umana. Nell’occultismo, infatti, l’astrale è la replica esatta del corpo fisico, ma di materiale più sottile. “Visioni inQuiete” intende mostrare ciò che non si vede. In un mondo fatto di oggetti, restano le evocazioni, e anche l’uomo è ammesso solo come uno strumento in mezzo agli altri, così da rimanere sempre in bilico tra istinto e ragione, corpo e testa, divenendo un elemento in cui riconoscere la propria individualità e giungere all’introspezione. Il denominatore comune di queste ricerche è un topos rivisitato e trasformato: l’inQuietudine, terminologia che ribalta l’accezione negativa traducendosi in una quiete interiore. Dietro l’idea del turbamento, la possibilità di accoglierne anche i tratti più sconfortanti e rileggerli come motivo di arricchimento. Poiché tutto passa e muta ogni volta in qualcos’altro di nuovo, il dramma della limitatezza dei corpi, della paura, dell’abbandono e dell’inevitabile caducità delle cose, non può essere esorcizzato e diventa il fondamento per poter meglio apprezzare la grandiosa complessità dell’essere umano."

Sonia Colavita

©Camera 79 Art Gallery - 2018
Vicolo del Bologna, 79 - 00153, Roma

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